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L'atelier del pittore

Il lungo titolo scelto dal pittore per questo dipinto monumentale è molto indicativo sulle sue intenzioni: "L'atelier del pittore, allegoria reale che determina sette anni della mia vita artistica e morale". L'opera è infatti piena di simboli, metafore e ricordi personali dell'artista.

 

 

Gustave Courbet. L'atelier del pittore. 1854-55. Olio su tela. 361×598 cm. Museo d'Orsay, Parigi
Gustave Courbet. L'atelier del pittore. 1854-55. Olio su tela. 361×598 cm. Museo d'Orsay, Parigi

Una grande allegoria moderna.

 

L'atelier del pittore, dipinto da Courbet nel 1854-55 è un'altra opera enorme, molto impegnativa, che ha richiesto all'artista parecchi studi preparatori. Ma è anche molto complessa, piena di significati e allegorie, spiegate dello stesso Courbet in una lettera inviata all'amico Champfleury. Già il lungo titolo scelto dal pittore è molto indicativo sulle sue intenzioni: "L'atelier del pittore, allegoria reale che determina sette anni della mia vita artistica e morale". L'opera è infatti piena di simboli, metafore e ricordi personali dell'artista.
Il dipinto ha uno sviluppo orizzontale e si presenta come la veduta di un interno. Lo sfondo, velato dalla penombra, appare neutro e porta lo sguardo in primo piano. La scena si apre su un grande studio, affollato di personaggi, con dimensioni al naturale, ad ognuno di loro Courbet affida un ruolo di metafora e un significato particolare.

L'artista si rappresenta al centro mentre dipinge un paesaggio, come era solito fare nella natia Ornans. Il suo lavoro viene osservato con attenzione  da una modella nuda e da un bambino: due immagini simboliche della verità, fonte di ispirazione della sua pittura.
Il bambino che osserva è una traduzione quasi letterale che sta a significare: "guardare il mondo con gli occhi di un bambino", cioè con innocenza e in modo obiettivo, senza alcun criterio di giudizio.
La modella nuda è invece un riferimento classico alla figura allegorica della Nuda Verità, come viene tradizionalmente rappresentata nella pittura fin dai secoli precedenti. Il nudo femminile è anche riferito all'opera di Rembrandt, uno dei maestri a cui si ispira la pittura di Courbet. Ma la descrizione spietata del corpo femminile fatta da Courbet sottolinea anche l'aspetto scomodo, perché non sempre gradevole, del vero. Inoltre la presenza degli abiti in primo piano e del telo tenuto in mano dalla modella si riferiscono al tema del "disvelamento". 

Tutti gli altri personaggi sono divisi in due gruppi, disposti a sinistra e a destra del pittore, riprendendo la spartizione tipica del "Giudizio universale" delle opere medievali.

Sulla sinistra sono rappresentati tutti personaggi definiti da  Courbet come "la gente che vive della morte", intendendo come persone legate alle passioni e ai bisogni puramente materiali. Sono riferimenti diretti alla realtà sociale, alle sue miserie e alle sue necessità, ma anche portatori di significati allegorici: il rabbino indica la religione, ma anche l'emarginazione sociale riferita agli ebrei. Il bracconiere con i cani rinvia allo svago, ma è rappresentato mentre guarda in basso, dove ci sono uno strumento musicale, un cappello piumato e un pugnale: simboli di un Romanticismo ormai superato. Il mercante è il simbolo del commercio, ma allude anche all'attaccamento ai beni materiali, all'avidità. La prostituta allude al vizio e alla degradazione morale. Il pagliaccio è riferito al teatro, ma anche al trucco, alla maschera intese come indici di falsità. La madre irlandese, seduta a terra mentre allatta un bambino, è uno dei simboli più drammatici. Allude alla grave crisi economica e sociale che aveva travolto l'Irlanda in quegli anni, e diventa un simbolo di miseria. Sullo sfondo c'è anche una statua di san Sebastiano, che rappresenta l'arte accademica. Ha una posa innaturale perché Courbet detestava le sue regole false e soffocanti.
Il teschio sul giornale allude a una frase del filosofo Proudhon, amico del pittore: 'i giornali sono i cimiteri delle idee'.

A destra ci sono tutti gli amici e i sostenitori di Courbet, da lui definiti come "la gente che vive della vita" intendendo persone vive intellettualmente, la vita a cui si riferisce Courbet è soprattutto una vita spirituale.

Seduto sul tavolo Baudelaire che legge è il rappresentante della poesia. I due visitatori sono le personificazioni della mondanità e del buon gusto. Il bambino disteso a terra che disegna è metafora dell'apprendimento, ma è anche indice di un approccio all'arte libero da condizionamenti, quindi "anti-accademico". I due innamorati sono un diretto riferimento all'amore, inteso in senso universale. L'uomo seduto che osserva il pittore è lo scrittore Champfleury, autore di un saggio sul Realismo, e simbolo della prosa. Più indietro, verso lo sfondo, si trova Proudhon, filosofo anarchico che ha avuto una forte influenza sul pensiero politico e rivoluzionario di Courbet, rappresenta la filosofia. Promayet con il suo violino in mano, rappresenta la musica.

Da punto di vista tecnico, il trattamento della materia pittorica è molto vario, si notano ampie superfici vuote, ora levigate da una stesura leggera e distesa, ora dense di colore grumoso, trattato con la spatola. Courbet ha lavorato alcune zone del dipinto a macchie, in una sorta di trattamento compendiario, e in altre si concentra su particolari resi con minuzia e precisione, come il gatto, il cane, lo scialle della donna a destra, ecc. Nell'insieme il dipinto si compone di una gamma scura di colori, su cui si accendono alcune macchie più pure e luminose. La luce è diffusa e attenuata, ma una vera fonte non si lascia identificare, rimane un po' misteriosa. Lo spazio è descritto sommariamente, accennato, prevale piuttosto un'atmosfera sospesa e poetica che suggerisce la rappresentazione simbolica.
Nel quadro ci sono tutti i generi appartenenti alla pittura di Courbet: paesaggio, ritratto, natura morta, vedute d'interni, animali.

Il quadro, presentato all'esposizione universale di Parigi del 1855, venne rifiutato dalla giuria: così Courbet decise di organizzare in proprio una mostra personale in un Padiglione del realismo, esponendo questo e altri suoi dipinti.

A. Cocchi.

 

 

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Bibliografia

 

G. Cricco, F. P. Di Teodoro Itinerario nell'arte vol. 3. Zanichelli editore. Bologna 2004
C. Bertelli, G, Briganti, A. Giuliano Storia dell'arte italiana. Vol. 4, Electa Mondadori editore.
J. J. Fernier, Courbet. Dossier Art n. 99. Giunti, Firenze 1995

   

   
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