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Umberto Boccioni. La città che sale

Umberto Boccioni. La città che sale. 1910-11. Olio su tela. New York. Museum odf Modern Art
Umberto Boccioni. La città che sale. 1910-11. Olio su tela. New York. Museum odf Modern Art

 

Lo spettatore viene coinvolto emotivamente in questa rappresentazione del progresso, visto come una forza inarrestabile che avanza, spinto dal lavoro e dalla fatica dell'uomo.

Il dinamismo della città moderna

 

Nel 1910 Umberto Boccioni realizza La città che sale, ora conservata a New York, al museo Gugghenheim.
Inizialmente intitolata ''Lavoro', l'opera è una tela di grandi dimensioni (misura 2 metri per 3), frutto di vari tentativi e studi preparatori che hanno richiesto un grande impegno. Da una lettera dello stesso artista, si deduce che è stata iniziata nell'estate del 1910. Inizialmente Boccioni ha realizzato parecchi disegni e schizzi a penna e matita in diverse zone industriali di Milano.
Questo celebre dipinto, emblematico del '900, rappresenta in un vortice di movimento e luce il sorgere di nuove costruzioni. La volontà è quella della resa dinamica di un'emozione, uno stato d'animo provocato dalla realtà, dinamica e frenetica, della città moderna.

L'elemento dominante è il gigantesco cavallo rosso, in primo piano, simbolo del dinamismo tecnologico. L'animale, rappresentato nello sforzo di trascinare un carico pesante, guidato da alcuni operai. In secondo piano la scena si moltiplica con altri uomini e cavalli, come in una sequenza di lampi. Sullo sfondo si vedono i cantieri e le impalcature dei palazzi in costruzione.
I colori puri, accesi nei toni caldi, aumentano l'effetto di energia, e sono stesi secondo la tecnica divisionista, con pennellate filamentose e curvilinee che creano come degli sciami luminosi, esaltando il dinamismo.
Le forme sono tutte basate su linee curve, sviluppate secondo lo schema diagonale. I corpi delle figure sono forme trasparenti e prive di contorni, generate dai corpuscoli colorati delle pennellate che formano delle onde di moto, come il vortice potentissimo generato dal cavallo rosso.
Lo spettatore viene coinvolto emotivamente in questa rappresentazione del progresso, visto come una forza inarrestabile che avanza, spinto dal lavoro e dalla fatica dell'uomo.

Il dinamismo non è  semplice descrizione fenomenica, ma una sensazione visiva e uno stato d'animo.
La compenetrazione degli elementi visivi e della costruzione dell'opera, basata sulle linee di forza, determina l'unità spaziale tra oggetto e ambiente e rappresenta anche il risultato delle riflessioni sul tema dello spazio-tempo espresso dal filosofo Bergson, i cui scritti sono stati a lungo studiati da Boccioni.
Ne La città che sale confluiscono gran parte delle esperienze e delle componenti culturali di Boccioni: la luminosità dei colori deriva dallo studio dell'impressionismo, la deformazione espressionistica si avvicina all'opera di Munch e i rinvii simbolici a quelli dell'amico Previati.
La volontà di trasfigurare i dati del reale in puri ritmi di linee e colori rimane ancora espressa in una spazialità prospettica naturalistica, e nonostante la portata culturale del quadro, Boccioni stesso considera questo dipinto un'opera di transizione.

 

 

 

I bozzetti preparatori per La città che sale

 

Umberto Boccioni. Gigante e pigmeo.1910. Olio su tela. cm. 70X70 Milano, Collezione Ruberl
Umberto Boccioni. Gigante e pigmeo.1910. Olio su tela. cm. 70X70 Milano, Collezione Ruberl

 

Gigante e pigmeo della Collezione Ruberl di Milano è una delle prime versioni in cui il cavallo che sovrasta l'uomo è visto come la metafora del progresso inteso come forza inarrestabile. Si tratta di un dipinto a olio su tela in cui, nonostante la componente naturalistica,  l'esasperazione delle forme poderose del cavallo mostrano una forte impronta espressionista. La composizione in diagonale, i profili indistinti e le pennellate direzionate mostrano invece che quegli elementi su cui Boccioni svilupperà le sue riflessioni sul dinamismo sono già presenti.

Giganti e pigmei della Galleria Moderna di Torino è invece un disegno a penna e matita, dove viene studiata una composizione più complessa, strutturata a trittico. Nel pannello centrale, questa volta il grande cavallo e l'uomo sono rivolti verso sinistra, e fanno parte di una scena in cui compaiono altri cavalli e uomini che lavorano in un cantiere. Sullo sfondo si vedono moderni palazzi in costruzione. A sinistra si trova un grande albero scuro e a destra una figura femminile appena abbozzata. Rispetto all'altra opera, anche il tema è più complesso, perché la contrapposizione tra il cavallo-gigante, simbolo del progresso, e l'uomo è visto ambiguamente. Da un lato viene evidenziata la forza prorompente e traumatica del progresso che distrugge la natura e travolge l'uomo. Dall'altro lato la composizione in crescendo sembra puntare ad un'esaltazione del progresso.

 

A. Cocchi

 

 

 

 

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Bibliografia

 

G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerario nell'arte vol. 3
E. Bernini, R. Rota. Figura 2. Profili di storia dell'Arte. Laterza Editori, Bari 2002
G. Di Milia Boccioni Dossier Art n. 29, Giunti editrice, Firenze 1998
A. Palazzeschi, G. Bruno L'opera completa di Boccioni, Classici dell'Arte Rizzoli n. 34, Milano 1966

   

   
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