Arte Assira

Anche per un popolo così dedito alla guerra come è stato quello degli Assiri le arti figurative sono rappresentate da grandi capolavori. A partire da Sargon II, l'impero degli Assiri poteva vantare alcune delle città più belle del mondo antico.

 

Assurbanipal a caccia di leoni. 645-635 a.C.  Bassorilievo in alabastro dal Palazzo Nord di Ninive. Londra, British Museum
Assurbanipal a caccia di leoni. 645-635 a.C.  Bassorilievo in alabastro dal Palazzo Nord di Ninive.
Londra, British Museum. Foto di Osama Shukir Muhammed Amin

La civiltà degli Assiri

 

Gli Assiri furono un popolo che si distinse per la loro tendenza alla guerra, autori di crudeltà verso i popoli assoggettati, caratteristica che sarà rappresentata nella loro arte, dall’arte figurativa fino all’architettura. Infatti essi avevano un concetto molto spiccato che viene chiamato gigantismo decorativo, ovvero nella loro arte essi esprimevano scene di battaglie, a volto anche molto cruenti, con lo scopo di celebrare la potenza del re e del popolo ma anche come strumento politico di propaganda.
Gli assiri furono anche grandi architetti. In particolare, si distinsero soprattutto per la costruzione di città fortificate, palazzi e magnifiche ziggurat.

 Il territorio riferito a questa civiltà corrispone a quella regione della Mesopotamia settentrionale di forma triangolare detta Assiria, posta tra il fiume Tigri e il suo affluente Zab. L'identità artistica e culturale  degli Assiri è ricostruita dall'archeologia solo in parte, a causa di diverse lacune  nella documentazione, soprattutto per la mancanza di testimonianze riguardanti il II millennio a. C. Dal punto di vista temporale l'arte assira si è manifestata per circa 1500 anni, dal XX secolo a. C. al 615 a. C. e in questo arco di tempo l'evoluzione artistica si distingue in tre momenti:

  •  Periodo Paleoassiro compreso tra il 1950 e il 1750 a. C.
  • Periodo Medioassiro compreso tra 1360 e 1050 a. C.
  • Periodo Neoassiro compreso tra 911 e 615 a. C.

 durante i quali sono avvenuti importanti cambiamenti sia dovuti a innovazioni autoctone, sia conseguenti ad assimilazioni e influenze culturali dei altre civiltà.
Nel corso del XVI secolo a. C. un forte declino porta alla diminuzione e alla scomparsa delle testimonianze artistiche proprie degli Assiri.

 

 

Le città assire

 

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Mura di Ninive

 

Le città della civiltà assira, rispecchiando la loro natura di feroci guerrieri e la loro vocazione alla guerra più che alla agricoltura, sono vere e proprie fortezze, aspetto che le differenzia grandemente dalle città sumere e babilonesi.

Un importante esempio è rappresentato dalla loro capitale, Ninive, eretta nel 689 a.C. nella confluenza fra i fiumi Tigri e Khoser, nell’odierno Iraq settentrionale.

 

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Ninive come doveva apparire nel periodo del suo massimo splendore

 


Ninive è una straordinaria città fortificata, circondata da una impressionante cinta muraria in laterizi, rinforzata con contrafforti, alta 24 metri e lunga oltre 12 kilometri.
All’interno della città sorgevano i palazzi reali, costruzioni che superavano, per sfarzosità e ricchezza, perfino le ziggurat, i templi a gradoni delle civiltà mesopotamiche. Questo in quanto la stessa arte assira, rispecchiando la loro cultura, tende a celebrare la potenza dei re guerrieri, ancora di più di quella degli dei.



Un altro esempio è quello della città di Dur-Sharrukin, odierna Khorsabad, scoperta grazie alle campagne di scavo condotte in Mesopotamia nella metà Ottocento dall'archeologo italo-francese Paolo Emiluiano Botta e dal francese Victor Place. Dur Sharrukin, che significa: "Fortezza di Sargon", fu eretta all’inizio dell’VIII sec. a.C. dal re Sargon II.

 

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Ipotesi ricostruttiva dell’antica città di Dur-Sharrikin, l’odierna Khorasbad

 

Essa presenta uno dei primi esempi di opera urbanistica dell’epoca antica. Le sue mura chiudevano un’area rettangolare di 300 ettari, 20 dei quali occupati dalla cittadella. La cittadella consisteva di una “città dentro alla città”: si tratta di un recinto a sua volta fortificato che conteneva una magnifica ziggurat e il palazzo reale, composto da oltre 200 sale che davano su 30 cortili interni. Appena fuori del palazzo poi sorgeva il tempio del dio Nabu, protettore degli scribi.
Alla cittadella si accedeva attraverso una porta monumentale, i cui stipiti erano decorati con lamassù di alabastro. I lamassù consistevano in mostri alati con cinque zampe e teste da uomo, di enormi dimensioni ma, comunque, decorati molto finemente. Queste sculture esprimono molto bene la cultura degli assiri, sempre rivolta, oltre che verso la guerra, anche verso i concetti di fantastico ed enorme. I lamassù erano un segno di protezione per gli abitanti del palazzo e, allo stesso tempo, di minaccia nei confronti degli estranei. Servivano a tenere lontane le forze malvagie, tale funzione è chiamata apotropaica.

 

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Rilievo di Assurbanipal II. Dal Palazzo Nord-Ovest di Nimrud.
IX sec. a. C. Londra, British Museum.

 

 Purtroppo, la tendenza degli assiri a costruire i loro edifici con materiali poco resistenti, come i laterizi, ha impedito una lunga conservazione delle loro opere architettoniche, che ci sono pervenute soprattutto sotto forma di rovine.

 

 

I palazzi assiri

 

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Sargon II ed un suo dignitario. 713 a. C. ca. Rilievo dal palazzo reale di Sargon
a Dur-Sharrukin, ora Khorsabad (Iran) 
 

  palazzi assiri, secondo la cultura assira, superavano in splendore gli stessi templi degli dei.

Si trattava di enormi costruzioni, adibite ad abitazione dei sovrani, che spesso somigliavano più a piccole città che a edifici. Per glorificare la potenza del sovrano, i palazzi erano decorati con fini bassorilievi rappresentanti scene di guerra e, spesso, anche con mattonelle dipinte a vivaci colori. 
Un esempio tra i più belli è rappresentato dal palazzo reale di re Sargon II, a Dur-Sharrukin, ora Khorsabad in Iran. Questo enorme edificio, scoperto da Paolo Emiliano Botta nel 1843, conta più di 200 stanze e 30 cortili interni, è costruito con il predominio della linea orizzontale, che serviva anch’essa a manifestare la potenza dei re e lo sfarzo delle loro regge, che agli occhi di chi le guardava dovevano apparire molto sontuose e, soprattutto, di dimensioni mastodontiche. Si è anche notata la presenza di numerosi archi a volta e cupole, motivi architettonici ricorrenti nell’architettura degli Assiri.

 

 

 

Le Ziggurat

 

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Ricostruzione ipotetica di Khorsabad

 

Le Ziggurat, i monumentali templi a gradoni della Mesopotamia, sono un elemento architettonico comune a tutte le civiltà dell’epoca ed erano consacrate al culto delle molteplici divinità. 
Al contrario delle altre civiltà mesopotamiche, che costruivano le ziggurat come delle specie di scalinate per avvicinarsi il più possibile al cielo e alla divinità, le ziggurat costruite dagli Assiri avevano la funzione contraria: ovvero erano il mezzo con cui il dio poteva scendere dal cielo al mondo degli uomini.

Le ziggurat sono costruzioni a pianta quadrangolare costituite da più piattaforme sovrapposte, ciascuna accessibile da quella inferiore tramite scalinate e rampe porticate.
Alla sommità della ziggurat si trova la cella del tempio, contenente le statue degli dei e che era anche utilizzato per le osservazioni astronomiche.
Gli dei assiri sono rappresentati come esseri misteriosi, metà uomini e metà animali, dall’aspetto terrificante.

 

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Genio alato con testa d'aquila. VIII sec. a. C. 
Bassorilevo in alabastro gessoso. Dagli scavi di Dur-Sharrukin.
h. 115 cm. Parigi, Louvre

 


Dato che gli ziggurat, come gli altri edifici assiri, erano realizzati in laterizi, molto difficilmente ci sono arrivati in buone condizioni.
Un esempio di ziggurat assiro, giuntoci tramite documentazioni, è la Torre di Khorsabad. La Torre era alta più di 42 metri e costruita su sette piani, per ognuno dei quali venivano utilizzati diversi colori simbolici. Diversamente dagli ziggurat tradizionali, la scala tramite la quale si accedeva alla zona sacra non era perpendicolare alla torre, ma si sviluppava a spirale attorno ad essa.

 

E. Venturi, N. Greco. A cura di A. Cocchi 

 

 

 

Il lamassù assiro

 

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Lamassù all'ingresso della città di Ninive

 

Gli Assiri soprattutto in fase iniziale (1800 a.C.) seguono un’arte religiosa, influenzata dall'espressione rigida, tipica dei Babilonesi.
Ma a partire dal 689 a.C. (l’anno in cui iniziò il loro impero) l’arte assira, in particolare la scultura, si sviluppa anche in campo laico, in particolare  attraverso la rappresentazione di battute di caccia e battaglie,  
ma a causa dell’incuria, del tempo e della distruzione delle città da parte dei Babilonesi ci sono arrivate poche opere.

Esempio a tutto tondo caratteristico della scultura assira è il Lamassù. Solitamente scolpito in alabastro, era posizionato all’ingresso della cittadella o del palazzo reale, dove simbolicamente faceva da guardia contro gli spiriti malvagi. Si tratta di mostri alati in forma di tori androcefali con cinque zampe, per permettere di vedere l'animale fermo, se visto frontalmente e in movimento se visto di lato. Secondo gli studiosi queste figure rinviano a significati non ancora chiari. E' molto discusso il fatto che queste grandi sculture sono unioni dell’uomo -con la sua intelligenza-, l’aquila -regina degli uccelli -, il leone - signore del deserto -  e il toro - fecondità delle mandrie. Gli Assiri del resto non erano estranei a rappresentazioni mostruose rappresentavano infatti anche animali feroci come i leoni e i geni alati.

 

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Lamassù, Museo del Louvre

 


Dal punto di vista stilistico, questi colossi sono caratterizzati, nonostante le grandi dimensioni, da una tecnica scultorea estremamente minuta e raffinata che impreziosisce l’insieme con particolari (barbe, ali, corone) di grandissimo effetto decorativo.
Inoltre le barbe dei Lamassù erano riccamente arricchite, infatti nell’ antica Assiria le barbe vengono associate alla classe sociale, più erano belle e curate e più si poteva riferire a un livello più elevato nella società. Questi particolari sono stati possibili solo grazie all’utilizzo di scalpelli di ferro invece che in bronzo, poiché sono molto più precisi e resistenti.

 

 M. Borghetti, E. Bruni e A. Teodorani  

 

 

 

 I bassorilievi

 

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Assurbanipal a caccia di leoni. Dett. di un arciere. 
Bassorilievo su calcare alabastrino. Da Ninive, palazzo Nord
650 ca. a.C., Londra, British Museum

 

Gli Assiri erano un popolo di combattenti feroci, ma oltre a questo erano anche abilissimi dal punto di vista artistico. 
Erano molto apprezzati e conosciuti per i loro bassorilievi che erano raffinati e alquanto dettagliati. Queste tecniche prevedevano l'uso di uno scalpello in ferro che assicurava una precisione maggiore rispetto agli utensili in bronzo. La figura non era molto sporgente dalla sfondo, ma arricchita con varie tecniche e particolari. In particolare nel Palazzo di Ninive sono presenti grandi lastre di alabastro dove gli scultori scolpivano scene di guerra e altre figure tipiche dei monumenti Assiri.
 

 

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Assurbanipal a caccia di leoni. Dett. Bassorilievi su calcare alabastrino. 
Da Ninive, palazzo Nord 650 ca. a.C. Londra, British Museum.

 

Le qualità della scultura a tuttotondo è inferiore a quella dei bassorilievi raffiguranti scene di caccia e di battaglia con i quali si decoravano i palazzi reali. Il rilievo è il prodotto di una tradizione in cui la tematica fissa sono gli assedi, le battaglie con i carri, le sfilate in truppe, e l'organizzazione degli accampamenti, saccheggi dopo la vittoria, omaggi dei vinti e caccia al leone. 
Tecnicamente i rilievi sono sempre molto bassi e lavorati con minuziosità. Infatti le lastre migliori stilisticamente sono quelle in cui il rilievo è mantenuto bassissimo, ma le superfici sono continuamente mosse creando un forte effetto di profondità, su cui la concentrazione delle scene di guerra è espressa da una studiata disposizione per linee oblique.
In pieno contrastro con queste opere in cui viene rappresentata l'azione nel suo svolgersi, sono quelle lastre che hanno una disposizione di contorni per linee perpendicolari, in modo da creare un'impressione vivacissima di imponente solennità, come nel caso del rilievo con la Sfilata dei carri davanti alla città turrita.
Durante il tempo di Assurnasirpal vi è forte rapporto tra l'episodio e la scena. Con gli artisti di Assurbanipal si tocca il vertice della produzione figurativa mesopotamica. Essi spezzarono l'amonimia delle gigantesche scene tradizionali, introducendo un forte pathos e una forza drammatica, tanto da mettere in secondo piano ogni problema spaziale.

 

 

N. Crociati, S. Zoffoli, C. Fabbri. 

 

 

Re Assurbanipal caccia i leoni

 

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Assurbanipal a caccia di leoni. Dett. Bassorilievi su alabastro gessoso. 
Da Ninive, palazzo Nord 645-635 a.C. Londra, British Museum.

 

Presso gli antichi Assiri la caccia avveniva nei parchi o nelle riserve annessi ai palazzi reale; in un recinto sorvegliato le fiere chiuse in gabbie di legno, venivano liberate affinchè il re le uccidesse alla presenza di molti spettatori. 
Gli assiri, come gli antichi egizi, consideravano che l’arco e la caccia fossero attività degne per onorare il valore del sovrano. Sul carro leggero ma robusto, si nota infatti come le ruote di struttura sottile siano rinforzate sul cerchione con lamine metalliche, il re saetta le belve inferocite, senza alcuna protezione oltre la veste ricamata. Ma la sua incolumità era ben protetta: spiccano alle spalle del sovrano le figure di due attendenti armati di lancia che finiscono il leone colpito alla testa da un dardo. Assurbanipal tende l'arco; accanto a lui è l'auriga che regge le redini.

 

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Assurbanipal a caccia di leoni. Part. Bassorilievi su alabastro gessoso. 
Da Ninive, palazzo Nord 645-635 a.C. Londra, British Museum.

 


Si osservi la cura meticolosa con cui l'artista ha reso i ricchi ricami dallan tunica indossata dal sovrano, pesanti monili, la corona, la tiara adornata di fasce a rosette ed il pugnale dall'elsa elaborata. Il fodero dell'arma termina con una punta smussata ed è rinforzato con una serie di costolature orizzontali e verticali.

gioielli del re sono di una notevole bellezza: si noti l'orecchino con sette pendenti a forma di germogli o boccioli ed i due bracciali spiraliformi che fermavano le corte maniche della tunica. L'ingrandimento del particolare permette di notare il motivo centrale che guarnisce la veste del sovrano. Il tipo di arco impugnato da Assurbanipal, con le parti terminali ornate di teste leonine, venivano usate esclusivamente dal re in alternativa ad un'altra forma con i due capi modellati a testa d'anitra.
Particolare con la mano sinistra di Assurbanipal, impugnante l'arco: la presa dell'arma è rivestita di una cordicella ritorta: questo espediente permetteva il più agevole uso dell'arco da parte dell'arciere. La sottile fascia ricamata, forse in cuoio, che ricopre l'indice ed il pollice ed è fermata con un laccio al polso, serviva a proteggere la mano dalle escoriazioni che l'uso dell'arco avrebbe inevitabilmente prodotto.

 


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Assurbanipal a caccia di leoni. Dett. Bassorilievi su alabastro gessoso. 
Da Ninive, palazzo Nord 645-635 a.C. Londra, British Museum.

 

Nel quadro generale il timone del carro è localizzabile sotto la coda del cavallo. La raffigurazione centrale è quella di una dea, forse Ishtar dea della guerra e dell'amore, ritratta in atto di saluto.

 

N. Crociati, S. Zoffoli, C. Fabbri. 

 

 

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