Arte Protogeometrica greca

Periodo Protogeometrico
Ceramica protogeometrica
Centauro di Lefkandì 
Architettura protogeometrica
Le abitazioni
Architettura funeraria
Sito di Lefkandì
Heeron di Lefkandì

 Bibliografia

 

Il Periodo di Formazione dell'arte greca ha inizio con il cosiddetto Periodo protogeometrico, compreso tra il 1050 ne il 900 a. C. 

Come avviene per la definizione del periodo precedente, in cui avviene la trasformazione dalla cultura micenea a quella protogeometrica, anche questa fase è molto dibattuta e poco conosciuta. Gli scavi e i ritrovamenti sono molto recenti e gli studi su questo periodo sono ancora in corso.

In base ai reperti finora ritrovati è comunque emersa una certa eterogeneità nelle facies  culturali e anche questo fatto rende più difficili le interpretazioni.
I siti archeologici che hanno riportato testimomianze protogeometrice sono le necropoli attiche  di Salamina e del Pompéion di Atene, in Argolide la necropoli di Deiras, e  altri siti sull'isola di Eubea, in Beozia, in Corinzia e in Elide
Ai resti delle necropoli si aggiungono anche quelli di alcuni insediamenti abitativi e di santuari, come quello molto importante trovato a Lefkandì, sulla collina di Xeropolis, nell'isola di Eubea  e quello di Kalapodi, nella Locride.

Gli oggetti ritrovati nei diversi siti riferibili al protogeometrico: ceramiche, monili, spilloni, gioielli, bronzi, ecc. mostrano caratteristiche e aspetti molto differenti e fanno pensare a spostamenti e successioni di popolazioni immigrate  e anche questo rende molto complessa la ricostruzione delle vicende.

Era comunque presente un'attività artigianale di una certa importanza, dal momento che aveva stimolato anche i commerci, con l'esportazione di ceramiche e l'importazione di materie prima, soprattutto lo stagno per ottenere una buona lega di bronzo.
Durante il tardo protogeometrico si sono intensificati i commerci con altri popoli, in particolare con l'Oriente: ciò è testimoniato soprattutto dai ricchi corredi funerari ritrovati nelle necropoli di Lefkandi e Toumba. Sono infatti riemersi oggetti di fattura cipriota, scarabei, sigilli e gioielli egiziani, brocche e ornamenti siriani.

 

La produzione artistica. 

Nel corpus dei reperti risalenti a questo periodo la maggior parte di essi riguarda la ceramica

Al 1100-900 circa avanti Cristo risalgono infatti numerosi oggetti ceramici  ritrovati dagli archeologi in tutto il territorio greco e nell'area mediterranea. I vasi protogeometrici sono stati trovati fino a Cipro, in Turchia e in Siria. Le forme si presentano fin da subito con una certa varietà e in ceramica vengono realizzate anche numerose statuette votive di animali, figure umane o personaggi fantastici e mitologici.
Le decorazioni sono per lo più in pittoriche e presentano motivi  di tipo geometrico e molto lineari, realizzate in nero su fondo coccio.

I corredi funerari di questo periodo rivelano l'elevata qualità artigianale e  artistica nella lavorazione dei metalli. Le tecniche conosciute e più diffuse sono:

  • la fusione a stampo
  • la lavorazione a sbalzo.

 Le tecniche di fusione  vengono utlilizzate non solo per realizzare oggetti di piccole dimensioni come fibule, spilloni e armi, ma anche alcuni oggetti di arredo sacro. Soprattutto in Eubea sono state ritrovate le matrici per realizzare i tripodi votivi, formati da bacili emisferici dotati di maniglie circolari e tre lunghe gambe di sostegno, decorati con motivi geometrici e statuette applicate.

Lo sbalzo viene utilizzato soprattutto per lavorare lamine in oro e per i gioielli.

Anche se si tratta di pochi ritrovamenti, gli scavi effettuati finora, soprattutto in tempi recenti, hanno permesso di recuperare anche alcune testimonianze di architettura negli strati riferibili al protogeometrico. 
E' stato quindi possibile identificare alcune abitazioni e soprattutto diverse necropoli, con differenti tipi di tombe. Entrambe le tipologie si diversificano in base ai livelli sociali.

Le abitazioni sono costruite in legno o mattoni crudi, a volte con fondamenta in pietra. Hanno forme semplici e le più diffuse e "popolari" sono quelle ad ambiente unico.

Esistono invece tombe protogeometriche molto diverse tra loro:

  • a fossa,
  • a loculo
  • e il tipo monumentale dell'heròon, un tempio funerario.

 A. Cocchi

 


 

Ceramica Protogeometrica


Vaso di stile protogeometrico. Ceramica e incisioni. X-IX sec. a. C.
Atene, Museo Nazionale Archeologico.

 

Tra i più antichi esempi di manufatti artistici greci, le ceramiche dello Stile Protogeometrico risalgono al periodo compreso tra il 1050 e il 900 a. C. e provengono soprattutto da Atene, principale centro produttivo di questo momento storico.
Da Atene i vasi protogeometrici si sono diffusi non solo in Attica, ma anche in altre aree della Grecia antica e sono state anche esportate in altri centri dell'Egeo, soprattutto a Cipro e verso oriente fino alla Siria e alla Palestina.

I ritrovamenti più importanti sono quelli della Necropoli del Dypilon, nei pressi dell'antico centro abitato di Atene.

I solidi e robusti vasi protogeometrici sono lavorati al tornio, uno strumento conosciuto fin dai tempi della Civiltà Minoica, e si riconoscono da alcune caratteristiche formali e decorative.
Possiedono un corpo voluminoso, con ampio ventre e bocca spessa. Sono resi molto stabili da larghi piedi (é detta "piede" la base del vaso).  Nelle loro strutture possiedono caratteri di solidità, robustezza ed equilibrio.

 


Lékitos protogeometrica. terracotta dipinta a vernice nera.
Proveniente dall'Attica. h. 8 cm. Londra, British Museum

 

Sono dipinti utilizzando una vernice bruno-nerastra, ottenuta con una sospensione di acqua e argilla molto fine che si annerisce con la cottura.

La decorazione è organizzata in fasce orizzontali e presenta motivi geometrici in bruno o nero su fondo coccio e si distribuisce in modo da assecondare la forma del vaso, per evidenziarne i volumi. 
Nei primi esemplari gli elementi che compongono i motivi sono ancora rari e piuttosto irregolari, poi assumono una maggiore precisione sia nelle forme che nella scansioni, sempre più regolari. Alternati a zone di colore coccio o copletamente nere, le fasce decorate si limitano a ricoprire solo il collo e la pancia del vaso (la "pancia" o "ventre" è la parte più ampia del vaso). Uno sviluppo ulteriore della decorazione avverrà nel Periodo Geometrico. Le figure rappresentate sono triangoli, fasce o linee parallele, quadrettature, linee ondulate, cerchi e semicerchi.

 


Anfora protogeometrica. terracotta dipinta. Proveniente da Atene.
950 ca. a. C. h. 39,9 cm. Londra, British Museum

 

L'esattezza esecutiva, spesso sorprendente, è una delle caratteristiche di questo tipo di decorazione, per ottenere la quale i Greci facevano uso di appositi strumenti di precisione. Ad esempio il compasso raccordato al pennello serviva per dipingere curve e semicerchi perfetti, e nel caso dei cerchi e semicerchi concentrici utilizzavano un particolare tipo di compasso a cui era applicato un pennello multiplo.

Già in questa fase si trovano alcuni fondamentapi principi estetici dell'arte greca, come la ricerca di armonia, l'equilibrio, la coerenza con cui ogni parte è subordinata all'insieme, e proprio attraverso la ceramica questi valori si manifestano concretamente, seguendo alcune regole espressive.

 


Anfora con cavallino. ca. 1000 a.C. Ceramica dipinta da Atene.
h 47,2 cm. Atene, Museo del Ceramico.

 

Se prendiamo per esempio l'Anfora con il cavallino del Museo ceramico di Atene si può notare come l'intera figura è composta secondo un preciso ordine proporzionale e una chiara corrispondenza formale. I rapporti proporzionali sono molto semplici: L'altezza del collo può essere contenuta tre volte nell'altezza del corpo del vaso a partire dalla spalla al piede (rapporto 1:3) e la stessa lunghezza risulta essere la metà del diametro nella massima larghezza del vaso (rapporto 1:2).  Inoltre il rapporto 1:3 ritorna anche tra il diametro del collo e il diametro massimo del vaso. Oltre a questo, il senso di "perfezione" o "armonia" percepito dall'occhio  è dovuto anche al modo in cui la forma interagisce con lo spazio. Il gioco concavo-convesso della silouette accompagna la strutturazione proporzionale ma rende dinamica la forma che sembra contrarsi ed espandersi alternativamente, seguendo un principio che ricorda il comportamento di un organismo vivente. L'arte greca, come già quella minoica, trova la sua principale fonte d'ispirazione nella Natura ed è sempre dalla sua osservazione che trae le sue leggi: la geometria, la simmetria, la proporzione.
Anche la decorazione pittorica segue  le stesse leggi proporzionali: le fasce a campitura nera  sono poste rispettivamente nel punto in cui la forma si restringe, il collo, e in quello in cui si allarga, cioè la spalla. La fascia sulla parte centrale del vaso è la più alta, ma visivamente anche la più leggera perchè composta da linee più sottili e vivacizzata dalle improvvise ondulazioni tracciate a mano libera, con l'inserto estraneo e caratterizzante del cavallino.

 Accanto ai vasi tradizionali, verso la fine del X secolo vengono realizzzati anche oggetti ceramici di carattere sacro come statuette in terracotta e vasi rituali plasmati a rilievo o di forme particolari, ritrovati presso antichi santuari. Anche questi sono decorati con gli stessi motivi geometrici presenti sui vasi.

Appartengono a questo gruppo le numerose statuette di animali ed esseri fantastici o mitologici che venivano deposti come ex-voto nei templi: sono soprattutto cavalli, cervi, tori, uccelli, centauri. Uno degli esempi più conosciuti è il piccolo Centauro del 910-900 a. C. ritrovato in una tomba di Lefkandì e conservato al Museo Archeologico di Calcide. Su una zampa porta inciso un taglio che secondo alcuni studiosi è da riferire a Chirone, mitico maestro di Achille.

 A. Cocchi

 


 

 Centauro di Lefkandì

 


Centauro. Terracotta dipinta 950-900 a. C. proveniente da Lefkandì.
h. cm. 36. Eretria, Museo Archeologico

 

Uno degli oggetti più interessanti dell'arte Protogeometrica è il Centauro di Lefkandì.
Si tratta di una statuetta in ceramica dipinta, oggi conservata presso il Museo Archeologico di Eretria alta 36 centimetri e risalente al 950-900 a. C.

Per il soggetto rappresentato, per la qualità artistica e per i singolari apetti del suo ritrovamento, questo oggetto ha portato nuove conoscenze importanti per l'archeologia, soprattutto riguardo alle origini dell'arte greca. 
Intanto rappresenta un centauro, un particolare soggetto mitologico il cui mito si riteneva si fosse sviluppato molto più tardi del X secolo. Inoltre sul ginocchio sinistro presenta un taglio, fatto intenzionalmente. Questo particolare ha portato gli studiosi a ipotizzare che la statuetta rappresenti Chirone, il mitico maestro di Achille e parecchi altri eroi greci, ferito al ginocchio dalla freccia di Eracle.

Dal punto di vista estetico, si presenta come un insieme armonioso di forme e decorazioni. Questa statuetta presenta una struttura essenziale e compatta, equilibrata nello sviluppo delle masse. Le forme arrotondate si raccordano con continuità, senza cesure tra arti e corpo. In questo sembra influenzata da esempi di altre civiltà egee, come ad esempio quella cicladica.
Una caratteristica sorprendente è invece la decorazione: sviluppata secondo un principio di coerenza con i volumi e le forme del corpo e tutta giocata su motivi geometrici: linee parallele, quadrettature, triangoli, alternate a zone in nero e zone in cotto, anticipando soluzioni che si ritroveranno più tardi con le ceramiche dello Stile Geometrico greco.

Un altro aspetto cha appassionato i ricercatori è che, per motivi ancora oscuri, la statuetta è stata ritrovata spezzata in due parti in due tombe diverse in un area scoperta recentemente: il Santuario di Lefkandì nell'isola di Eubea.
Da ricerche ancora in corso, sulla collina di Xeropolis, presso l'odierno villaggio di Lefkandì, sono riemerse le tracce di una antico insediamento, comprendente alcune necropoli, abitazioni e un santuario. In questa area è stato identificato un grande edificio sacro: l'Heròon di Lefkandì.
Appena fuori di esso, vicino a quella che doveva essere la facciata della costruzione sono state ritrovate due tombe, accompagnate da ricco corredo funerario,  distanti circa tre metri l'una dall'altra, risalenti al X secolo. Tra gli altri oggetti del corredo, in una di esse è stata ritrovata la testa del Centauro; nell'altra il corpo
Gli studi per poter risalire quel particolare rito sono ancora in corso.

Alcune osservazioni provenienti dal CNR rilevano che, in Grecia nel 907 e nel 901 a.C. sono avvenute due eclissi di sole. Secondo una tradizione orientale, il verificarsi di un'eclissi di sole era considerato un fatto negativo, portatore di sciagure. Per esorcizzare gli effetti funesti delle eclissi il re veniva deposto a favore di un sostituto, affiancato da una regina. Poi i due nuovi sovrani, con particolari riti sacri, venivano uccisi per eliminare gli effetti negativi del presagio e sepolti insieme a particolari oggetti e statuette. Si pensa quindi che il centauro, il cui mito è legato al sole, possa aver fatto parte di quel rituale.   
 

 A. Cocchi

 

 


  

Architettura protogeometrica

 reperti dell'architettura greca protogeometrica  si riducono a poche tracce  ritrovate in Eubea, in Asia Minore e a Smirne, spesso difficili da interpretare e riferiti a scavi recenti o a ricerche ancora in corso. 
Eppure già in questi pochi esempi si possono ricavare interessanti informazioni sulle tecniche costruttive e sulle diverse tipologie e funzioni delle architetture alle origini della civiltà greca.

Al periodo protogeometricorisalgono abitazioni che si distinguono già per forme e dimensioni differenti. Dalle più semplici e piccole case monocellulari a quelle più grandi, riferite a ceti sociali più ricchi.

Le tombe presentano anch'esse soluzioni diverse che vanno dal tipo a fossa al loculo delle tombe rupestri, al tempio funerario detto heròon, dedicato all'antico culto degli eroi.

Ritrovamenti più recenti dimostrano anche che al protogeometrico risalgono diversi santuari, alcuni dei quali sembrano continuare il loro culto dall'età del Bronzo, come l'Acropoli di Atene, Delfi Olimpia, Samo, Delo, Termo, Eleusi, altri come l'Heròon di Lefkandi in Eubea, risalgono al 1000 a. C.. La maggioranza di essi proseguiranno la loro esistenza, in forme nuove e con nuove costruzioni nelle epoche successive.

Un modello di tempio in terracotta del protogeometrico proveniente da Archanes dimostra che in quel periodo si costruivano già edifici sacri intesi come "casa della divinità" e dalle caratteristiche simili alle abitazioni coeve. 

Benchè fossero costruiti in materiali deperibili, come il legno, l'argilla cruda, la paglia, i templi protogeometrici e geometrici rappresentano il punto d'inizio da cui s'avvia una sperimentazione di forme e soluzioni che poi si tradurranno nelle monumentali realizzazioni in pietra erette dal periodo arcaico in avanti. Ad esempio, in questa fase, oltre al più semplice tipo in antis compaiono anche le navate e la peristasi.

  

 A. Cocchi

 


 

Le abitazioni

 

 

Nel periodo Protogeometrico (150-900 a. C.) la popolazione non è ancora raggruppata in contesti urbani, le abitazioni sono sparse  o formano piccoli raggruppamenti.

Per quanto riguarda le tecniche costruttive, i rari reperti dimostrano che si trattava di costruzioni dove solo le fondamenta potevano essere qualche volta in pietra, mentre il resto era costituito di materiali deperibili, come il legno, l'argilla per le pareti e la paglia per il tetto. Le pareti erano costruite con mattoni o blocchetti di argilla cruda ed erano coperti da tetti a due falde molto spioventi. il pavimento in genere era in terra battuta.

Le forme invece presentano alcune variazioni. Sono state identificate numerose abitazioni di forma ovale, con un unico ambiente, ma esisteva anche il tipo rettangolare di forma allungata con il lato lungo retto e uno dei lati corti (in fondo alla casa) semicircolare, secondo una tradizione dell'Elladico medio.

La casa rettangolare con tetto a spioventi rappresenta anche il modello a cui nel protogeometrico è ispirata la "casa della divinità": il tempio.

 

 A. Cocchi

 


 

Architettura funeraria

 

L'architettura funeraria protogeometrica non è ancora conosciuta in pieno poichè gli scavi archeologici che hanno potuto riportare alla luce gli strati corrispondenti al periodo compreso tra il 150 e il 900 a. C. sono ancora pochi e molto recenti. Tuttavia, dalle testimonianze finora ritrovate, risulta che nel Protogeometrico esistevano non solo tipi diversi di tombe, ma anche che potevano convivere pratiche funerarie opposte come la cremazione e l'inumazione. I corpi degli uomini di solito erano sottoposti a cremazione, mentre i cadaveri delle donne e dei bambini venivano inumati. In alcuni casi venivano inumati anche i cavalli, animali che gli antichi Greci amavano particolarmente, soprattutto per il ruolo che questi svolgevano in guerra. 

L'appartenenza alle diverse classi sociali veniva espressa anche dalle tombe: le dimensioni, la presenza di rivestimenti  interni, i corredi funerari erano chiari segnali di distinzione. 
Ma le tombe nel Protogeometrico si distinguono anche nelle tipologie costruttive. Sono state ritrovate sia tombe a fossa, sia tombe a loculo, scavate nella roccia, come quelle ritrovate nelle necropoli di Palià Perivolia e di Toumba.

Una tipologia a parte dell'architettura protogeometrica è rappresentata dalle sepolture principesche dedicate all'antichissimo culto degli eroi, secondo il quale i sovrani venivano divinizzati. Si tratta dell'heròon, un edificio con funzione di tempio e mausoleo, una grande costruzione in memoria di un eroe defunto.  In questo caso le tombe facevano parte del santuario: complessi di costruzioni che caratterizzavano un'area sacra. Un esempio è rappresentato dalle due sepolture ritrovate con tutto il loro corredo funebre all'interno dell'Heròon di Lefkandì.

Dalle testimonianze finora ritrovate, risulta che nel protogeometrico esistevano non solo tipi diversi di tombe, ma anche che potevano convivere pratiche funerarie differenti come la cremazione e l'inumazione. I corpi degli uomini di solito erano sottoposti a cremazione, mentre i cadaveri delle donne e dei bambini venivano inumati. Venivano inoltre sepolti spesso anche animali, soprattutto cani e cavalli.

Nelle tombe ad incinerazione i resti del defunto venivano raccolti in un'anfora chiusa da una coppa o da un bicchiere a mo' di coperchio.

Nelle tombe ad inumazione il cadavere, avvolto in genere in un telo, veniva deposto direttamente nel sepolcro.

Tutte le sepolture presentano comunque un corredo funebre, dal più modesto, composto da qualche ceramica e strumenti d'uso quotidiano, ai più ricchi con armi, gioielli oggetti preziosi.

 

In base ai ritrovamenti finora avvenuti, esistono diversi tipi di tomba protogeometrica:

  • Tomba a fossa

    Nel Protogeometrico il tipo di sepoltura più comune è quello delle tombe a fossa, realizzata con semplici scavi rettangolari nel terreno, dove le pareti e il pavimento potevano essere battute e lisciate con argilla.

  • Tomba a cista

    In questa fase avviene anche un recupero o il mantenimento dell'antico tipo della tomba a cista, tipica dell'età del Bronzo Medio. La tomba a cista consiste in una cassa composta da lastre di pietra, inserita nella fossa.

  • Tomba a loculo

    Nelle necropoli di Palià Perivolia e di Toumba sono state ritrovate anche tombe a loculo, scavate nella roccia, utilizzate per un periodo e poi abbandonate.

  • Tombe di eroi

    Esistono anche tombe inserite in contesti monumentali, come nel caso delle due sepolture reali presso l'Heròon ritrovato a Lefkandì. L'heròon è una sorta di antenato del mausoleo, una grande costruzione realizzata in memoria di un eroe defunto. In questo periodo era infatti diffuso il culto degli eroi, secondo il quale i sovrani venivano divinizzati.
    Nel caso di Lefkandì si tratta di due tombe a fossa con ricchissimo corredo funerario scavate sul pavimento di un grande tempio absidato.

 A. Cocchi

 


 

Sito archeologico di Lefkandì

 

L'insediamento di Lefkandì, sull'isola di Eubea, è collocato sulla collina di Xeropolis, comprende numerosi resti e tracce archeologiche che rivelano un'occupazione che dall'Età del Bronzo si è estesa per tutta l'Età Geometrica, fino all'inizio del Periodo Arcaico.

Nell'area sono ancora in corso scavi e ricerche archeologiche, portando avanti quelle iniziate nel 1964-68 da un'equipe di archeologi della British Schhool. Finora sono riemerse diverse necropoli, tracce di abitazioni, resti di mura e altri resti appartenenti ad un complesso di carattere religioso

Il luogo, abitato fin dall'Età del Bronzo, a partire dall'Età Micenea aquisì una notevole importanza. Era infatti presente una città fortificata che ha conosciuto diverse distruzioni, incendi e ricostruzioni con momenti di ampliamento urbanistico in cui le abitazioni si sono disposte a terrazzamenti lungo il pendio della collina. 

Gli scavi hanno riportato alla luce ingenti depositi di manufatti ceramici che presentano uno stile particolare, con decorazioni originali in cui compaiono immagini di animali mitologici, come  ad esempio i grifoni.
La produzione di oggetti in bronzo è testimoniata dal ritrovamento di alcune matrici che servirono per realizzare i sostegni per i grandi tripodi usati presso i templi. Tra i numerosi oggetti ritrovati, spesso preziosi e di alta qualità,  in ceramica, oro, ferro, bronzo, una cospicua quantità proviene da Cipro, da Babilonia o dall'Egitto, ciò rivela l'esistenza di un'importante attività commerciale che ha determinato una considerevole ricchezza.
La città di Lefkandì continuò ad essere abitata fino alla fine del Periodo Geometrico Tardo, finchè verso il 700 a.C. venne distrutta da un incendio.

L'episodio è forse riferibile alla guerra in cui si scontrarono le vicine città di Calcide ed Eretia, tra le quali si trova Lefkandì.

L'importanza di Lefkandì nel mondo antico era legata anche al santuario, collocato nella parte più alta della collina, i cui resti, risalenti ad epoche diverse, connotano la frequentazione del luogo sacro fin dall'età del bronzo. 
Qui sono state riconosciute le tracce di un antico tumulo, di altari, di numerose tombe e soprattutto di un grande heròon, un edificio monumentale dedicato al culto di un eroe. Si tratta di un esempio architettonico di fondamentale importanza perchè rappresenta un modello da cui discenderà il tempio greco.

A. Cocchi.

 

 


 

Heeron di Lefkandì

 


I resti dell'Heròon di Lefkandì. X sec. a. C. Isola di Eubea.

 

 

Nel sito archeologico di Lefkandì, in località Toumba, si trovano i resti di un grande Heroòntomba dell'eroe, risalente al Protogeometrico.
Si tratta con molta probabilità di un palazzo reale divenuto poi una sorta di mausoleo per onorare un sovrano morto, e contenente la sua sepoltura. Secondo un  antico culto degli eroi, i re venivano divinizzati e le loro sepolture, ricordate anche dai poemi di Omero, erano venerate come luoghi sacri. L'Heròon di Lefkandi rappresenta un prototipo di costruzione sacra e precede di circa due secoli la la definizione del tempio greco.

 

Le forme architettoniche.

 


Assonometria dell'Heròon di Lefkandì.
fonte: Bejor, Castoldi, Lamburgo. Arte Greca.

 

L'edificio, orientato est- ovest, aveva una forma rettangolare lunga e stretta di 47 metri per 10 di ampiezza. In fondo il tempio terminava con un lato semicircolare.
La lunghezza del tempio, che corrispondeva a circa 100 piedi, rappresenta una misura che verrà mantenuta e riproposta in numerosi altri templi nei secoli successivi, assumendo un significato sacro.

Era stato costruito su una piattaforma livellata sulla roccia locale con fondamenta e zoccolo in pietra. Le pareti erano realizzate con mattoni di argilla cruda. 
Riprendendo in scala maggiore le caratteristiche delle abitazioni coeve, presenti nell'abitato di Lefkandi e ritrovate dagli scavi archeologici, probabilmente doveva avere il tetto a spioventi rivestito in paglia e argilla, sostenuto da una travatura in legno.

Ad Est, in corrispondenza alla fronte della costruzione, c'era un portico realizzato con grossi pali di legno e si accedeva all'interno attraverso un'ampia porta d'ingresso. 
All'esterno la costruzione era circondata tutt'intorno da un peristilio di pali di legno che sostenevano il tetto sporgente.
Altri pali con la stessa funzione di sostegno, si trovano a ridosso delle pareti interne, segnandone il perimetro anche all'interno.

La suddivisione degli spazi interni si articolava in parti con funzioni e caratteristiche diverse. Un atrio quadrato immetteva nella lunga sala centrale dove al centro sul pavimento sono state trovate due grandi sepolture. Accanto alle fosse si trovava un enorme cratere di argilla con decorazioni dipinte.

Attraversata la sala seguiva un breve corridoio, questo si apriva su entrambi i lati su due piccole stanze quadrate, forse ambienti accessori per riporre gli oggetti utili ai rituali sacri. In fondo il corridoio conduceva verso la sala terminale, l'ambiente absitato che si riconosce ancora sul lato Ovest. Qui sono state ritrovate diverse fosse, forse per contenere delle giare. 

L'edificio era attraversato per tutta la sua lunghezza da una fila centrale di pali a sostegno del tetto, posti a distanza regolare e secondo un asse che metteva anche in evidenza la perfetta simmetria dell'architettura.

Nel piazzale di fronte all'Heròon, sono state trovate le tracce di un grande tripode, probabilmente sosteneva un braciere di bronzo utilizzato durante le funzioni religiose.

In epoche successive, nell'area a est  dell'Heròon di Lefkandì si è via via sviluppata una necropoli composta da tombe appartenenti con molta probabilità ai famigliari del guerriero. L'area venne poi abbandonata nell'825 circa, quando il santuario cadde in disuso.

 


Le tombe e i corredi.

 

Le due tombe del tipo a fossa sono state scavate sul pavimento di pietra, hanno forma approssimativamente quadrata e sono disposte affiancate.

Nella prima tomba sono stati deposti gli scheletri di quattro cavalli, probabilmente insieme ai loro finimenti, perchè in due di essi sono stati ricosciuti alcuni frammenti del morso di ferro che gli animali portavano in bocca.

 


Gli scheletri dei quattro cavalli ritrovati nella prima tomba
dell'Heròom di Lefkandì. X sec. a. C. Isola di Eubea.



La seconda tomba era con tutta probabilità una tomba reale. Il rivestimento interno con mattoni crudi e intonaco oltre al ricco corredo funerario ne testimoniano l'importanza. Nella tomba sono state seppellite due persone ma con modalità diverse. Lo scheletro di una donna è stato disteso lungo una parete, ricoperto di gioielli. Il cadavere di un uomo è stato invece cremato e i suoi resti bruciati sono stati deposti, avvolti in bende e in un abito di lino arrotolato, dentro un'anfora di bronzo decorata con figure di animali e una scena di caccia. Alcune armi, come una spada una punta di lancia, una cote, deposte vicino all'urna, identificano il defunto come un guerriero.

Il corredo della donna è ricchissimo, composto da spirli dorate per i capelli, collana d'oro, anelli, fibule, due dischi d'oro sui seni e un coltello con il manico d'avorio vicino alla testa.

 

A. Cocchi.

 


 

Bibliografia

 

AA.VV. La Storia dell'Arte. Le prime civiltà. Electa editore. Milano, 2006
G. Cricco, F.P. Di Teodoro Itinerari nell'arte. Vol. I. Zanichelli editore, Bologna 2003
E. Bernini, R. Rota Eikon. Guida alla storia dell'arte. Vol.I. Editori Laterza, Bari, 2005
F. Negri Arnoldi Storia dell'arte vol I. Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1985
P. Adorno, A. Mastrangelo Arte. Correnti e artisti. Vol. I. Casa editrice G. D'Anna, Firenze 1994
N. Frapiccini, N. Giustozzi. La geografia dell'arte. Vol.1 Hoepli editore, Milano 2004
L. Calò, L'archeologia delle pratiche funeraie. Mondo Egeo. in: Il mondo dell'Archeologia. Treccani.it L'enciclopedia italiana
R. Felsch, Kalapodi, in : Enciclopedia dell'Arte Antica Treccani.
M. R. Poopham, Lefkandi. in: Enciclopedia dell'arte Antica Treccani.
G. Gruben. Il tempio,  in: Storia dell'arte Einaudi.
F. Caruso. Sul Centauro di Lefkandi. Atti del convegno To Aigaio sten Proïme Epoche tou Siderou. Praktika tou Diethnous Symposiou, Rhodos, 1-4 Noembriou 2002. Editore  Panepistimio Kritis (Univeristà di Creta), Atene (GRC) a cura dell'Istituto per i Beni Archeologi e Monumentali (IBAM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Catania.


 

 

 

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