Sodoma


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Produzione artistica

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Giovanni Antonio Bozzi, detto Sodoma, nacque a Vercelli nel 1477. Ebbe la sua prima formazione nella sua stessa città natale, dove fu allievo di Martino Spanzotti, artista dallo stile complesso e arcaizzante. Non è ancora stato chiarito il rapporto con  Leonardo, sembra che sia entrato in contatto con la sua opera proprio in questa prima fase, in occasione di un suo viaggio a Milano. L'influenza della pittura di Leonardo però rappresenta solo una debole traccia sul suo stile, poichè i valori chiaroscurali del grande maestro vengono tradotti in una versione ammorbidita e superficiale nei lavori giovanili di Sodoma. Gli esempi di questo momento sono soprattutto Amore e castità del Louvre, la Giuditta della Pinacoteca di Siena e la Madonna e Santi della Pinacoteca di Torino.

Nel 1501 Sodoma si sposta a Siena e viene subito incaricato di dipingere gli affreschi con le Storie di Santa Maria in Sant'Anna in Camprena, un monastero olivetano vicino a Pienza. I dipinti verranno realizzati tra il 1503 e il 1504.

Seguirono gli affreschi con le Storie di san Benedetto nel chiostro grande dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, con cui completò il ciclo lasciato incompiuto da Luca Signorelli nel 1497. Si tratta di scene ricche di dettagli folcloristici e vivaci spunti popolareschi.
Questa fase corrisponde ad un importante momento di sviluppo nello stile del giovane artista, che acquisì maggiore scioltezza, superando certi arcaismi lombardi e assimilando alcuni del valori espressivi della pittura umbra. L'artista vercellese fece tesoro soprattutto dell'insegnamento del Pinturicchio, da cui trasse composizioni più fluide e forme più morbide. Nei fregi che incorniciano le scene, sia a Monteoliveto che a Sant'Anna in Camprena, compaiono figure bizzarre e mostruose fantasie antichizzanti che ricordano quelli di Raffaello nella Stanza dell'Incendio di Borgo in Vaticano.

Nel 1508 su incarico di papa Giulio II venne chiamato a Roma per dipingere il soffitto e alcune parti decorative della Stanza della Segnatura, negli appartamenti del pontefice. Subito dopo subentrò Raffaello, e per quanto sia difficile ricostruire il rapporto tra i due nel tempo in cui lavorarono insieme, prima che l'incarico passasse definitivamente all'urbinate, l'influenza della pittura di Raffaello su Sodoma ha comunque determinato una forte spinta in avanti per l'evoluzione del suo stile.

Rientrato a Siena entro il 1510, dopo lo sfortunato lavoro in Vaticano, Sodoma riceve numerosi incarichi per la città. Venne chiamato da Sigismondo Chigi per dipingere in chiaroscuro la facciata del suo Palazzo Chigi al Casato. Il lavoro ottenne un evidente successo, poichè qualche tempo dopo ricevette un altro incarico simile. Nel 1513 venne infatti chiamato da Agostino Bardi, per dipingere la facciata di Palazzo Bardi alla Postierla.
Tra il 1511 e il 1515, Giovanni Antonio realizzò l'affresco della Flagellazione per il Convento dei frati fancescani a Siena. Di questo oggi rimane solo un frammento con la figura di Cristo presso la Pinacoteca di Siena.
Negli stessi anni dipinse la Madonna e Santi per la chiesa di San Bartolomeo presso la villa Chigi a "Le Volte"; ora il dipinto è alla Galleria Sabauda di Torino.
A partire dal 1510 l'arte di Sodoma si orienta decisamente verso le componenti fiorentine. La Crocifissione del 1510, conservata presso la Pinacoteca di Siena riprende i metodi compositivi di Filippo Lippi e Perugino, soprattutto nel rapporto tra figura e ambientazione, ma sia apre anche in una visione più sciolta e moderna.
Nella Madonna in trono del 1513 della Galleria Sabauda di Torino Sodoma si accosta anche alla pittura del fiorentino Fra Bartolomeo della Porta.

Durante un soggiorno a Firenze nel 1515 Sodoma venne chiamato dall'ambasciatore  del duca Alfonso D'este di Ferrara per realizzare lo splendido San Giorgio a cavallo, ora alla National Gallery di Washington.

Di nuovo a Roma, tra il 1516 e il 1518, Sodoma dipinge le Storie di Alessandro su incarico di Alessandro Chigi, alla Farnesina, un ciclo in cui emerge più decisamente la componente classica, derivata soprattutto da Raffaello.

Tornato a Siena, nel 1518, lontano dall'ambiente competitivo e soggetto ai forti condizionamenti artistici della città di Roma, per l'artista vercellese si apre una fase più distesa. Il suo stile si fa via via più sciolto e maturo, alternando le componeti classicheggianti a un linguaggio più descrittivo con accenti popolari. Così le opere che nascono dopo il 1520 sembrano allontanarsi dal linguaggio più aulico del periodo romano per indulgere a un gusto più vicino alla cultura provinciale di Siena. E' il momento in cui dipinge le tre scene delle Storie della Vergine nell'Oratorio di San Bernardino, affiancando Domenico Beccafumi e Girolamo del Pacchia.
Tra le opere realizzate entro il 1530, questo carattere misto si fa più evidente, e sembrano alternarsi le diverse tendenze senta un'apparente volontà di scelta. Questa mescolanza di soluzioni di coglie ad esempio nello Stendardo di San Sebastiano del 1525, negli affreschi della Cappella di Santa Caterina nella chiesa di San Domenico, del 1526 , e anche in quelli eseguiti nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena, con i santi Ansano e Vittore, risalenti al 1529.

Anche il soggiorno a Firenze nel 1528 non sembra aver influenzato in modo decisivo  l'artista verso una nuova evoluzione, e tutta la produzione del periodo finale appare orientata verso un manierismo sperimentale, come se fosse alla ricerca di una sua particolare linea da seguire.
La fase matura della produzione del Sodoma al di là di un atteggiamento un po' dispersivo soprattutto nella scelta delle soluzioni compositive e formali, è anche caratterizzato da una più chiara impronta personale. I contenuti sono orientati verso una maggiore forza emozionale. L'artista crea ritmi più articolati e dinamici e sembra concentrarsi soprattutto sulla resa drammatica attraverso effetti di luce e chiaroscuro più coinvolgenti. Più attento alla dimensione psicologica definisce con precisione espressioni e atteggiamenti raggiungendo risultati anche qualitativamente alti, come nella Ordinazione di Sant'Agostino del 1530 in Santo Spirito a Siena.
In altri casi la vena sentimentale viene esasperata fino ad assumere un'intonazione patetica come nel San Sebastiano di Palazzo Pitti a Firenze.

Nel corso degli anni '30 Sodoma adotta forme più allungate e sembra accostarsi moderatamente alla maniera di Michelangelo e di Leonardo, come appare nella Sacra conversazione realizzata nel 1542, conservata al Museo Nazionale di San Matteo a Pisa.

L'arte di Sodoma ha avuto anche una certa influenza tra i più giovani pittori contemporanei del territorio di Siena. tra questi si possono indicare Girolamo del Pacchia (1477-1540 ca.), Andrea del Piccinelli detto il brescianino, attivo tra il 1505 e il '25 e Domenico Beccafumi, che, insieme a Girolamo, aveva lavorato con lui negli affreschi di San Bernardino.

A. Cocchi


Bibliografia

R. Bartalini. Le occasioni del Sodoma. dalla Milano di Leonardo alla Roma di Raffaello.  Donzelli Editore, Roma, 1996
S. J. Freedberg. La pittura in Italia dal 1500 al 1600. Nuova Alfa Editoriale. Bologna, 1988
R e M. Wittkower. Nati sotto Saturno. La figura dell'artista dall'antichità alla Rivoluzione francese. Giulio Einaudi Editore, Torino 1996
M. Sennato (a cura di) Dizionario Larousse della pittura italiana. Gremese editore, Roma 1993
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti.

 

 

Approfondimenti:Sodoma, pittura, affresco, Manierismo, Filippo Lippi, Perugino, Pinturicchio, Giulio II.

Stile:Cinquecento.

 


Sodoma. Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dett. Affresco. 1503-04. Pienza, Monastero di Sant'Anna in Camprena.


Sodoma. Presentazione di Maria al tempio. 1518-32. Affresco. Siena, Oratorio di San Bernardino


Sodoma. Alessandro e Rossane. 1516-18. Affresco. Roma, Farnesina.


Sodoma. Sveninmento di Santa Caterina. 1526. Affresco. Chiesa di San Domenico



 

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