Polittico di San Luca. Il dipinto di Mantegna



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Polittico di San Luca. Il dipinto di Mantegna

Andrea Mantegna  >  Polittico di San Luca

Primo importante lavoro del periodo giovanile di Andrea Mantegna, il Polittico di San Luca, rappresenta un'affascinante sintesi di tradizione medievale, visione rinascimentale e originale interpretazione personale, ponendosi ai nostri occhi come un vero "monumento", ricco di riferimenti culturali veramente interessanti.  Il dipinto di Mantegna, oltre ad inserirsi nel corso delle ricerche espressive rinascimentali, offre quindi numerosi spunti che evidenziano l'ampia e raffinata cultura dell'artista, che non si esaurisce soltanto nella sua celebre conoscenza dell'antico.

Lo stesso anno del suo matrionio con Nicolosia, figlia dell'amico artista Jacopo Bellini, Andrea Mantegna ricevette l'incarico per il Polittico di san Luca. La commissione è documentata al 10 agosto 1453, da parte di Mauro Folperti priore del Monastero di Santa Giustina a Padova per essere collocata nella Cappella di San Luca, all'interno della Chiesa di Santa Giustina. Nel documento relativo alla commissione si legge anche che l'artista avrebbe eseguito a proprie spese le figure con i colori e inserito sul fondo della  della cornice l'«azzurro tedesco» (azzurrite) per un compenso di 50 ducati veneziani.
La precisa richiesta di un polittico fatta dal priore Folperti indica che l'opera doveva essere collocata sull'altare e che il committente voleva riagganciarsi ad una particolare tipologia di dipinto elaborata in età bizantina. La tipologia del paliotto, del dossale e della pala d'altare, si è poi sviluppata nel basso Medioevo, fino ad assumere le grandi dimensioni e le forme architettoniche dei polittici trecenteschi. La scelta del polittico, quindi, oltre che indicare la sua funzione liturgica e devozionale, rappresenta anche un legame di continuità con una tradizione figurativa e religiosa molto consolidata che risale fino alle icone dei primi secoli del cristianesimo.

Il polittico si compone di dieci pannelli disposti simmetricamente. Il pannello centrale, più grande è dedicato a san Luca. Sopra di esso si trova la cimasa è presentata con la Pietà. Gli altri otto pannelli si dispongono su due registri e sono dedicati a santi particolarmente venerati nella chiesa padovana. In Santa Giustina si conservavano infatti le reliquie di san Luca, san Prosdocimo, san Giuliano, santa Felicita e santa Giustina.
Anche nella composizione d'insieme, nell'uso del simbolico fondo dorato, e nelle forme cuspidate delle tavole, evidenziati per la loro arcaicità dalla studiosa Tietze-Conrad, Mantegna sembra voler rispettare l'intenzione di continuità con la tradizione, che, come ritiene la Cipriani, altra studiosa che si è occupata del dipinto di Mantegna, probabilmente era stata espressa dal frate.
Un altro particolare significativo è rilevabile nei piedi del san Luca, sfalsati su due gradini diversi, a scapito dell'anatomia accurata e della costruzione prospettica tipicamente rinascimentali, ricorda la posa analoga di antiche madonne gotiche, quasi a voler sottolineare il carattere devozionale del dipinto.

Per tutti gli altri aspetti invece l'opera di Mantegna è chiaramente rinascimentale e contiene già alcune soluzioni espressive che verranno poi sviluppate in pieno nella celebre Pala di San Zeno.
I colori energici, sapientemente modulati da suggestivi effetti di luce e ombra e sviluppati in una gamma ricca e armoniosa risentono degli studi condotti a fianco dei Bellini.
I dettagli del San Luca, come la natura morta sotto il banco su cui l'evangelista scrive, i piviali dei vescovi o i panneggi delle figure, sono resi con finissimi passaggi di tono e si mescolano con una luce calda piena di riflessi e ombre attenuate. Tutti elementi che trasmettono a chi guarda la sensazione di un'atmosfera perfetta, molto suggestiva, piena di energia e calore umano in cui sembrano vivere i personaggi dipinti.
In totale accordo con la composizione cromatica, l'impianto prospettico è saldo e pieno di forza. Osservando le linee delle pareti di fondo e dei pavimenti dei singoli scomparti, si nota che la prospettiva segue un'impostazione unitaria per l'intero polittico, facendo convergere i raggi prospettici di tutti gli scomparti nel punto di fuga centrale corrispondente alla figura di San Luca.
La potente resa dello spazio, caratteristica dello stile personale di Mantegna, è dovuta oltre che alla rigorosa costruzione prospettica e agli effetti dei colori e delle luci, anche al dinamismo dei personaggi. I santi del polittico sembrano padroni del loro spazio, l'artista ha dato loro atteggiamenti e gesti insieme solenni e naturali che comunicano un'intensa vitalità interiore, come se il loro agire fosse governato dalla propria energia spirituale.
Il punto di vista ribassato, inoltre, è un espediente che Mantegna usa spesso e rende con grande efficacia l'effetto monumentale, "eroico" dei personaggi, rendendoli esempi di un'umanità "superiore".
Grande attenzione è riservata agli aspetti psicologici e alla resa espressiva dei personaggi, come si può notare dai volti ora sofferenti, ora assorti, concentrati o distratti dei singoli santi.

Le differenze di scala rispondono anch'esse ad un principio prospettico: la figura più vicina è senz'altro quella dell'evangelista Luca, mentre le altre si allontanano gradualmente, costruite su diversi piani di profondità. Seguono i quattro santi del registro superiore, visti di sotto in su, a un secondo livello di profondità. Ancora più indietro si trovano i quattro santi dei pannelli laterali. La cimasa, in alto, composta dei tre più piccoli pannelli con Cristo deposto, la Madonna e San Giovanni, corrisponde al livello più lontano nella costruzione prospettica d'insieme.
Ma la spazialità complessiva con cui Andrea ha organizzato i diversi pannelli del polittico deriva dal suo soggiorno a Ferrara del 1449, dal cui ricco ambiente culturale ebbe l'occasone di assimilare importanti influenze per lo sviluppo del suo stile. Un effetto simile di dislocazione di piani di profondità in rapporto alle scale dimensionali si ritrova infatti nel Polittico Grifoni eseguito tra il 1458 e il 1473 dal ferrarese Francesco del Cossa per la Basilica di San Petronio a Bologna. Altra traccia della sua esperienza ferrarese è rappresentata dalla foggia del trono di San Luca con i caratteristici braccioli a forma di delfini.

A. Cocchi


 

Bibliografia

Lionello Puppi Cianfrusaglie reperti e un talent scout in: Il Romanzo della pittura. Masaccio e Piero. Supplemento al n° 29 de "la Repubblica" del 2.11.1988
Claudia Cleri Via Mantegna. Art eDossier n.55. Giunti, Firenze. 1991
M. Bellonci, N. Garavaglia L'opera completa di Mantegna. Classici dell'arte Rizzoli, Milano 1966
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti.
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa-Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008

 

Approfondimenti:Mantegna, polittico, san Luca, pittura.

Stile:Quattrocento.

Per saperne di più sulla città di: Milano, Brera

 


Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. 1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.




Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. Pannello centrale con san Luca.1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.




Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. Santa Scolastica. 1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.




Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. San Giovanni. Part. 1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.




Andrea Mantegna. Polittico di san Luca. San Sebastiano (?) Part. 1453-55. Tempera su tavola. Milano, Brera.



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