Adorazione dei pastori (New York)



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Adorazione dei pastori (New York)

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L'Adorazione dei Pastori è una delle opere che Andrea Mantegna ha eseguito a Padova, nel periodo giovanile.  La maggior parte degli studiosi concordano su una datazione riferita agli anni 1449-50. Secondo la Cipriani si tratterebbe invece di un lavoro vicino alla Pala di San Zeno.
Il dipinto a tempera sulla tavola originale ha subito una grave menomazione: tra i personaggi che stanno giungendo alla capanna da destra, se ne vede uno tagliato: ciò dimostra che almeno su quel lato il dipinto è stato ridotto. In seguito è stato trasferito su tela.
Oggi è conservata al Metropolitan Museum di New York.

Al centro è posta la Madonna in adorazione del Bambino, circondata da uno stuolo di cherubini.
Appoggiato ad un albero, san Giuseppe dorme.
Sulla destra i due pastori che si inginocchiano testimoniano la conoscenza della pittura fiamminga da parte del giovane Mantegna. In particolare emergono somiglianze con le figure dei dannati del Giudizio Universale di Rogier Van Der Weiden conservato a Beaune. E' quindi probabile che quando ha eseguito quest'opera, Andrea  fosse ancora legato alle impressioni ricevute dal soggiorno a Ferrara, dove erano presenti alcune opere del maestro fiammingo.
Rispetto ai giovanili affreschi della Cappella Ovetari di Padova, L'Adorazione dei Pastori rappresenta un momento di evoluzione stilistica e di arricchimento della cultura figurativa di Mantegna.
I colori si fanno più decisi e brillanti, come si può notare nelle vesti dei personaggi e nei particolari del paesaggio, soprattutto nell'albero arancione in primo piano a sinistra. La fase bicromatica, ancora evidente agli Ovetari, severamente rimproverata dal suo maestro Francesco Squarcione, è ormai superata.
Tipico di Mantegna nella fase giovanile, è la sua particolare ricerca di pathos, evidente nell'insistenza sui dettagli di rozza quotidianità  dei pastori, nell'espressività d'insieme, e nell'incisività di tratti dei volti.
La conoscenza delle opere di Piero della Francesca si rivela soprattutto nel paesaggio, dove riprende, organizzandola meglio, la composizione già sperimentata nel San Girolamo della chiesa di San Paolo.
Gli elementi del paesaggio verranno ripresi anche in seguito da Mantegna, ad esempio la caratteristica rupe di forma conica visibile sullo sfondo, si ritroverà in altri lavori successivi.

A. Cocchi

 


 

Bibliografia

Lionello Puppi Cianfrusaglie reperti e un talent scout in: Il Romanzo della pittura. Masaccio e Piero. Supplemento al n° 29 de "la Repubblica" del 2.11.1988
Claudia Cleri Via Mantegna. Art eDossier n.55. Giunti, Firenze. 1991
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti.
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa-Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008

 

Approfondimenti:Mantegna, adorazione dei pastori, Natale, presepe, Piero della Francesca, pala, pittura fiamminga, Madonna, bambino, .

Stile:Quattrocento.

Per saperne di più sulla città di: New York

 


Andrea Mantegna. Adorazione dei pastori.Dett. centrale. 1450-1451 Tempera su tavola trasferita su tela. 40 55,6 cm. New York, Metropolitan Museum of Art


Andrea Mantegna. Adorazione dei pastori. 1450-1451 Tempera su tavola trasferita su tela. 40 55,6 cm. New York, Metropolitan Museum of Art


Andrea Mantegna. Adorazione dei pastori. Dett. dei pastori. 1450-1451 Tempera su tavola trasferita su tela. 40 55,6 cm. New York, Metropolitan Museum of Art


Andrea Mantegna. Adorazione dei pastori. Dett. del san Giuseppe. 1450-1451 Tempera su tavola trasferita su tela. 40 55,6 cm. New York, Metropolitan Museum of Art


Andrea Mantegna. Adorazione dei pastori. Dett. del paesaggio. 1450-1451 Tempera su tavola trasferita su tela. 40 55,6 cm. New York, Metropolitan Museum of Art



 

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