Forlimpopoli


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I reperti del Museo Archeologico

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All’interno delle sale del Museo Archeologico di Forlimpopoli i reperti archeologici sono suddivisi in varie sezioni secondo la loro provenienza e cronologia.
Questa disposizione è molto funzionale e facilita la lettura dei vari materiali e valorizza il luogo di esposizione della Rocca Albornoziana, che è decisamente adatto come sede museale. 


Paleolitico

Le ricerche archeologiche, effettuate nel territorio di Forlimpopoli hanno permesso al museo locale di acquisire numerosi materiali preistorici e protostorici, che hanno consentito di giungere a conoscenze di portata storico archeologica inimmaginabili per questa zona.
La sezione pre e protostorica raccoglie in gran parte manufatti litici e resti di ceramiche d’impasto.
Come è stato rilevato nel sito preistorico di Monte Poggiolo anche a Forlimpopoli l’industria più antica del paleolitico inferiore è caratterizzata dalla presenza di ciottoli di selce scheggiati (figura 1: Podere Canestri, 1977: ciottoli scheggiati)
Il più antico giacimento preistorico di Forlimpopoli risale a un periodo anteriore a 736000 anni fa.
Nel Podere Canestri, oltre ai manufatti paleolitici del periodo più antico, sono stati raccolti reperti più evoluti, caratteristici di genti più recenti, che frequentarono la stessa località parecchi millenni dopo la scomparsa delle prime popolazioni.
Le testimonianze archeologiche, relative alla fase finale del paleolitico inferiore, raccolte a Forlimpopoli, sono costituite da un gruppo di manufatti in selce, dove è riscontrabile la tecnica levallois: alcuni nuclei, schegge senza ritocco e strumenti su schegge.

(Figura 2: Podere Canestri, 1976-1983: manufatti levallois)

Neolitico

Non esistono attualmente documenti archeologici che attestino la frequentazione umana nella zona forlimpopolese dal Paleolitico medio fino al Neolitico.
Mentre nel Neolitico, precisamente in quello superiore, sono stati ritrovati parecchi manufatti ceramici.
Se nel Paleolitico l’uomo era nomade e si spostava continuamente alla ricerca di cibo, nel Neolitico cambiò le proprie abitudini, trasformandosi da cacciatore in agricoltore ed allevatore; ciò favorì la nascita dei villaggi.
Nel Neolitico venne utilizzata per la prima volta la ceramica, altra importante scoperta.

Eneolitico

Verso l’inizio del III millennio a.C. ebbe origine in Romagna l’Eneolitico (Età del rame) che si concluse intorno al 2300 a.C.
In questo periodo comparvero i primi manufatti metallici, portati dai mercanti e pastori-guerrieri.
Le testimonianze locali dell’Eneolitico risultano molto scarse. Si sono verificati soltanto ritrovamenti sporadici di materiali attribuiti a quest’età, fra i quali figurano punte di frecce(fig. 3)
Ritrovate a Pasticciano, a Le Larghe ed in altre località.

(figura 3 punte di frecce in selce di prov. locale)

All’ Eneolitico appartengono infine tre martelli di pietra forati. (figura 4 martelli di pietra forati, eneolitici(prov. locale)

Età del bronzo

All’inizio del II millennio ci fu un’evoluzione delle culture preistoriche. Il metallo permise di rendere più funzionali gli attrezzi da lavoro. Iniziò così l’Età del bronzo che per facilità di studio è stata suddivisa in quattro periodi principali: bronzo antico, medio, recente e finale; che comprendono una fascia temporale dal 1800 al 900 a.C.
La testimonianza della prosperità del territorio forlimpopolese in quegli anni è provata dai numerosi ritrovamenti nelle zone di Bertinoro, Capocolle e nelle campagne circostanti. Ci fu infatti un’ ingente crescita demografica.

Età romana

I Romani si insediarono nel territorio dove ora sorge Forlimpopoli ancora prima della sua stessa fondazione.
Sono infatti numerosi i ritrovamenti risalenti a quel periodo, come le fornaci specializzate nella cottura delle anfore dal I al III secolo d.C.
All’ entrata del museo si possono infatti ammirare tantissime anfore in buono stato di conservazione nelle forme originali dell’epoca; dalle più affusolate a quelle con colli di diverse grandezze destinate alla conservazione di varie sostanze.
(figura 5)
Una curiosa testimonianza dell’insediamento è anche il ritrovamento della suola di un sandalo ancora ben conservato che, probabilmente, si trovava all’interno di una tomba.
(figura 6)
Si sono scoperte, infatti, numerose necropoli (anche ultimamente durante la costruzione del nuovo centro commerciale), appena fuori dalle mura.
Al museo si può infatti vedere lo scheletro di una donna, sepolta in una tomba composta da lastre di pietra posate a timpano sul cadavere.
La curiosità è che non essendo a disposizione pietre a sufficienza la donna è stata deposta con le gambe piegate in posizione fetale per poterci rientrare.

M. Amaducci, B. Donini, G. Rotondo, B. Siroli (alunni del Liceo Classico Monti, Cesena)

 


 Bibliografia e sitografia

S. Baldassarri. Il ritorno di San Rufillo. Soc.Tip. Forlivese, 1965
A. Aramini. Storia di Forlimpopoli narrata ai ragazzi. in: Storie Forlimpopolesi - Quaderno n. 2,  1990 circolo culturale AICS Il dibattito

 

Approfondimenti:turismo, reperto, museo, archeologia.

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