La Camera degli Sposi


La Camera degli Sposi nella storia


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La Camera degli Sposi

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Il ciclo pittorico della Camera degli Sposi è tra i più alti risultati artistici raggiunti da Andrea Mantegna ed oltre ad essere considerata, fin dai suoi tempi, uno dei più famosi monumenti del Rinascimento italiano é sicuramente la più importante tra quelle di valore politico.

 

L'incarico e la finalità dell'opera.

 

Andrea Mantegna fin dal suo arrivo a Mantova, intorno al 1460, venne coinvolto da Ludovico Gonzaga nei lavori di ristrutturazione e decoro del Castello di San Giorgio, una delle costruzioni costituenti il complesso del Palazzo Ducale di Mantova.
Dopo la decorazione della Cappella privata di Ludovico, l'artista venne incaricato dell'ornamentazione della Camera degli Sposi.
I lavori iniziarono probabilmente intorno al 1465, come si legge nella data dipinta in finto graffito, sullo sguincio della finestra della parete nord. La conclusione dei lavori dovrebbe corrispondere al 1474, data che figura sulla lapide con la dedica situata sulla porta d'ingresso della parete ovest.

Fine principale del ciclo decorativo è la celebrazione della famiglia Gonzaga, con il riferimento alla dinastia politica e religiosa e al riconoscimento del marchesato ottenuto nel 1432. A questo aspetto viene dedicata la complessa allegoria politica degli affreschi.

 

L'organizzazione degli affreschi.

 

La decorazione pittorica di Mantegna viene progettata a partire dal contesto fisico della stanza, quindi vengono attentamente considerate le caratteristiche architettoniche, l'orientamento, la disposizione delle finestre e dell'ingresso.
Situata nella torre a nord-est del Castello di San Giorgio la Camera degli Sposi è una stanza di dimensioni contenute, essenziale nelle sue caratteristiche architettoniche. L'ambiente a pianta quadrata è coperto da una volta a padiglione che si raccorda alle pareti con tre lunette su ogni lato. Su due pareti, a nord e a sud, posizionate agli angoli, si aprono le finestre, a ovest c'è la porta d'ingresso e un camino con un fregio classicheggiante occupa il settore centrale della parete nord. Utilizzando questo questo semplice spazio in modo funzionale alla sua rappresentazione pittorica Andrea Mantegna realizza il suo capolavoro.
Con una spettacolare scnografia illusiva aperta su tutte le direzioni, l'artista reinventa la stanzetta cubica della torre medievale trasformandola in un luminoso portico dorato collocato all'aperto.
Probabilmente proprio le lunette di raccordo dovettero suggerire al pittore l'idea di creare un illusivo portico aperto verso l'esterno, mentre la volta schiacciata del padiglione venne sfondato dalla veduta dal basso dell'incredibile oculo centrale.
Ma l'artista seppe sfruttare in maniera creativa anche quelli che possono essere considerati "difetti" trasformando ciò che poteva rappresentare un limite in un'occasione per inventare una soluzione inaspettata e sorprendente. Due pareti, a est e sud, più in penombra, sembrano chiuse da pesanti tendaggi dipinti, mentre le altre due, più illuminate, sono state destinate alle scene figurate. In queste ultime, le interruzioni come la porta d'ingresso e il camino sono stati trasformati in espedienti integrati alla decorazione pittorica. La cornice sporgente sulla porta è divenuto una sorta di podio sul quale alcuni putti sorreggono un cartiglio con la dedica; oppure l'architrave del camino è stato trasformato nel pianerottolo della scala su cui si affaccendano alcuni personaggi.

L'effetto spettacolare dell'insieme dei dipinti è il risultato di una sapiente regia artistica alla quale Mantegna sottopose la raffinata tecnica pittorica e il suo stile personale. Sotto il suo pennello, la stanza si apre in una magnifica scenografia illusionistica: sembra di trovarsi all'interno di un portico classico aperto su un luminoso paesaggio collinare sviluppato fino all'orizzonte.

Molta attenzione è stata riservata all'architettura dipinta. La finta loggia è composta da archi a tutto sesto e pilastri decorati all'antica. Sul soffitto la volta a vele è stata rialzata prospetticamente per simulare proporzioni cubiche perfette. Al centro del soffitto si trova il celebre oculo centrale, uno degli esempi più belli in assoluto di scorcio dal basso.

Ciascuna parete è divisa in tre parti dagli archi, ma le scene figurate, collegate dalla stessa prospettiva e dal ritmo del portico, sembrano avere uno sviluppo continuo, come se si trattasse di una narrazione sulla storia della famiglia Gonzaga. In contrasto con le pareti sud e est, occupate dai tendaggi chiusi, a nord e ovest le tende scostate si aprono come sipari sulle scene come in una vivace rappresentazione teatrale. Ritratti con una precisione impeccabile, i protagonisti della corte dei Gonzaga si muovono su un alto zoccolo in finto marmo che funge da palcoscenico. Si tratta del cosiddetto Ritratto di corte che si trova sulla parete settentrionale e della scena dell'Incontro, rappresentato sulla parete occidentale.
I paesaggi degli sfondi sono ricchi di particolari naturalistici, ma anche costellati di monumenti romani molto famosi, come il Colosseo, la Piramide Cestia, la Mole Adriana.

E'molto importante anche l'apparato decorativo in cui sono inquadrate le scene figurate. Nei riquadri della volta, nei pennacchi e sui pilastri una fitta e raffinata decorazione classicheggiante riempie le superfici con stemmi, busti di imperatori romani, putti e scene mitologiche.
Arricchiti da numerosi riferimenti simbolici, storici, politici ed ideologici, i dipinti della Camera degli Sposi si pongono come modello di decorazione unitaria di carattere celebrativo e illusionistico-spettacolare. L'iconografia politica e familiare dei signori di Mantova è infatti rappresentata secondo una matura concezione ottico-prospettica, frutto di approfonditi studi condotti dall'artista sui rapporti tra architettura e decorazione, nonchè di quella solida cultura classica di cui Andrea Mantegna è uno degli intrepreti principali del suo tempo.

 


La narrazione della storia di famiglia.

 

La narrazione degli affreschi mantegneschi si organizza si organizza sulla parete nord e sulla parete ovest, dove sono rappresentati due momenti importanti della storia dei Gonzaga.

La parete nord, detta Parete della corte, si trova il Ritratto di famiglia. Su un terrazzo, chiuso in fondo da una parete decorata Ludovico II siede accanto alla moglie, Barbara di Brandeburgo, ai figli e alle persone più strettamente vicine alla famiglia, compresa la nana e il cane Rubino, accovacciato sotto la poltrona del padrone.
La riunione famigliare sembra interrotta dall'arrivo del segretario di corte, Raimondo dei Lupi di Soragna, che consegna una lettera al suo signore. La missiva si riferisce probabilmente ad una lettera inviata il primo gennaio del 1462 da Bianca Maria Visconti, duchessa di Milano per chiedere aiuto a Ludovico, in funzione di capitano generale dell'esercito milanese. Il marito Francesco Sforza era stato colpito da una grave malattia e la città di Milano in pericolo, perciò si sollecitava la sua immediata partenza.

Nella Parete ovest è rappresentata la scena dell'Incontro. Sulla strada verso Milano, Ludovico incontra il figlio Francesco che, appena nominato cardinale, era partito da Pavia per recarsi a Roma. Francesco facendo una breve deviazione da Mantova, incontrò il padre, come viene mostrato nell'affresco.

 


L'allegoria politica.

 

La decorazione della Camera degli Sposi fa parte del grande programma autocelebrativo promosso a Mantova da Ludovico II Gonzaga, già in occasione del Concilio mantovano del 1458, vuole esaltare il potere della famiglia e la stabilità politica raggiunta proprio da Ludovico.
nel Ritratto di corte della parete nord, viene messa in risalto la virtù della fedeltà, indicata simbolicamente dal cane sotto al sedile e attribuita a Ludovico Gonzaga, chiamato a combattere alla difesa di Milano in aiuto di Francesco Sforza. I ritratti di questa scena si collegano visivamente con quelli dei medaglioni del soffitto che rappresentano imperatori romani, esempi celebri di dinastia familiare e di potere.

 

 

 

A. Cocchi

 

Bibliografia

Lionello Puppi Cianfrusaglie reperti e un talent scout in: Il Romanzo della pittura. Masaccio e Piero. Supplemento al n° 29 de "la Repubblica" del 2.11.1988 
Claudia Cleri Via Mantegna. Art eDossier n.55. Giunti, Firenze. 1991
M. Bellonci, N. Garavaglia L'opera completa di Mantegna. Classici dell'arte Rizzoli, Milano 1966
La Nuova Enciclopedia dell'Arte Garzanti.
AA.VV. Moduli di Arte. Dal Rinascimento maturo al rococò. Electa-Bruno Mondadori, Roma 2000
A. Blunt Le teorie artistiche in Italia dal Rinascimento al Manierismo. Piccola Biblioteca Einaudi, Giulio Einaudi Editore, Torino 1966
G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2004
G. Dorfles, S. Buganza, J. Stoppa Storia dell'arte. Vol II Dal Quattrocento al Settecento. Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo 2008

 

 

 

 

Approfondimenti:Alessandra Cocchi, Mantegna, Camera degli Sposi, pittura, affresco, politica, .

Stile:Quattrocento, Rinascimento.

Per saperne di più sulla città di: Mantova

 



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