Arte bizantina


Chiesa di Santa Sofia a Istanbul Santa Sofia: storia e vicende costruttive Santa Sofia: struttura e decorazioni


Opere di questo stile

torna indietro: Stili

Santa Sofia: storia e vicende costruttive

Itinerari d'arte  >  Stili

Nata come chiesa cristiana dedicata alla Divina Sapienza (in greco sofìa), col passare degli anni e purtroppo anche dei terremoti, Santa Sofia conserva poco dell’originario sfarzo bizantino.
A partire dal 1453 (anno in cui cadde l’Impero Romano d’Oriente), le croci sono state cancellate o rimosse. Molti mosaici sono stati stuccati e coperti dalle eleganti decorazioni tradizionali delle moschee.
Oggi non è più luogo di culto islamico, ma un museo che raccoglie testimonianze delle due diverse culture religiose. Per questo motivo la Basilica rappresenta oggi la sintesi di questi due universi culturali: Islam e Cristianesimo.

Come rievoca già il nome in turco, Aya Sofya nacque come chiesa cristiana dedicata alla "Santa Sapienza". La sua costruzione fu voluta da Costantino come cattedrale della nuova capitale, ma fu conclusa solo dopo la sua morte. Infatti in quegli anni la chiesa era ancora in costruzione,  e venne consacrata solo nel 360, al tempo di Costanzo II che la fece ingrandire e la costruzione divenne la chiesa episcopale di Costantinopoli.
Dopo un incendio fu riedificata da Teodosio II, e riconsacrata nel 415. Della basilica teodosiana sussiste ancora un piccolo edificio circolare laterale, la sacrestia.

Di nuovo incendiata in seguito alla rivolta di Nika, scoppiata contro l'imperatore Giustiniano I nel 532, Giustiniano si impegnò a ricostruire la Basilica come la "più sontuosa dall'epoca della Creazione". Squadre di diecimila operai lavorarono al comando degli architetti Artemio di Tralle (Aydin) e Isidoro di Mileto il vecchio.
Artemio era un patrizio di Costantinopoli, divenne console nel 405 e dal 408 al 414 resse l’impero durante la minorità di Teodosio II.
Isidoro il vecchio fu un famoso architetto e matematico e fu incaricato da Giustiniano anche del restauro delle mura di Dara in Siria.
A detta delle fonti, i due architetti erano particolarmente versati nelle scienze matematiche e nella geometria; ottimi teorici, sembra avessero comunque scarsa esperienza sul campo, e pare che talvolta l'imperatore stesso suggerì la soluzione di problemi pratici incontrati.

Fu utilizzato materiale prezioso fatto venire da ogni parte dell’impero. Otto colonne di marmo verde provenivano da Efeso, otto colonne di porfido dal Tempio di Giove Eliopolitano di Baalbek, altre colonne di granito dall’Egitto.
Per costruire la cupola erano stati portati da Rodi mattoni di una terra particolarmente leggera e su di essi vi era scritto: “È Dio che l’ha fondata, Dio le recherà soccorso”.

Già il 27 dicembre del 537 la basilica era completata e per quattordici giorni si susseguirono le preghiere, le celebrazioni e le distribuzioni pubbliche di denaro. Alla consacrazione della chiesa l’imperatore avrebbe detto: "Gloria a Dio che mi ha fatto degno di questo! Ti ho superato, oh Salomone!".

I pilastri di sostegno della cupola argentea, tuttavia, non erano sufficientemente robusti per sostenere il peso della cupola di 31 metri di diametro. Già lesionati durante la costruzione, furono ulteriormente indeboliti dai terremoti del 553 e 557.
Malgrado alcuni interventi di consolidamento, parte della cupola crollò una prima volta il 7 maggio 558 in seguito ad un terremoto. La chiesa venne riaperta al culto nel 563, dopo la costruzione di una nuova cupola più leggera e rialzata di circa 6 metri per distribuirne meglio il carico, aumentando le spinte verticali e diminuendo quelle orizzontali verso i muri di sostegno, aggiungendo all’esterno massicce muraglie di sostegno; i lavori furono diretti da Isidoro il Giovane, figlio di uno degli architetti originari. Secondo la tradizione, Isidoro il giovane fu l’autore della chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli e di numerosi edifici a Zenobia sull’Eufrate. La cupola fu ricostruita in seguito altre due volte, nel X e nel XIV secolo dopo altrettanti crolli. La struttura fu inoltre consolidata con la costruzione di quattro alette-contrafforti ai lati, che racchiudono le scale interne.
Durante la Quarta crociata, con la presa di Costantinopoli nel 1203, l'Hagia Sophia venne saccheggiata e numerose reliquie, fra cui la Sacra Sindone, una pietra della tomba di Cristo, il latte della Vergine Maria e le ossa di numerosi santi vennero trafugate. La chiesa fu convertita in luogo di culto cattolico, fino alla riconquista nel 1261 da parte dei Bizantini, che la ritrovarono ormai in rovina e la chiusero in seguito a nuovi crolli, fino a quando non fu nuovamente restaurata dagli architetti Astras e Peralta.
Dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi avvenuta nel 1453, Solimano commissionò a Mimar Hodja Sinan (“il grande architetto Sinan”) la trasformazione della chiesa di Santa Sofia in moschea. Le notizie sulla vita di questo artista sono però poche: si sa che nacque nei dintorni di Kanya (Turchia) nel 1489. Morì nel 1588, carico di gloria e all’apogeo delle sue capacità come architetto e ingeniere. Secondo il computo del calendario lunare islamico aveva passato i 100 anni.
I lavori di restauro di Santa Sofia avevano permesso a Sinan di indagare a fondo la struttura e di comprendere l’inutilità dei troppi rinforzi architettonici aggiunti nel corso dei secoli scorsi.

Ai quattro angoli altrettante cupole corrispondono agli spazi interni tra i pilastri e le pareti laterali e concludono le ampie navate, serrando il gioco dei volumi delle semi-cupole sulla fronte e sul retro e delle tre cupole sui fianchi, due piccole e una maggiore al centro.

I minareti però risalgono ad epoche diverse: da Murat II i due sulla facciata  nel XV; quello sulla destra infondo, a sezione poligonale con le facce piane, da Maometto II; l’ultimo, scanalato, è opera di Selim II. Furono allo stesso tempo tolti l'altare e le immagini sacre, e i mosaici parietali furono intonacati.
Nel 1847 il sultano Abdul Mejid I ne affidò il restauro a Gaspare Fossati (che produsse numerosi disegni ed acquerelli sui lavori svolti) e Giuseppe Fossati, che portarono alla luce diverse immagini nelle gallerie e nel timpano. I mosaici furono definitivamente restaurati e liberati nel 1935.
È stata infine adibita a museo nel 1936, su decisione del primo Presidente della Repubblica turca Mustafa Kemal Atatürk. Nel 1935 gli scavi hanno riportato alla luce un grande portico antistante costruito da Teodosio II, decorato da una cornice maestosa e con un particolare del fregio, un agnello raffigurato con la coda a terminazione ingrossata, elemento orientale non riscontrato nelle decorazioni occidentali. Sempre durante i lavori di recupero di questi anni, furono scoperti i mosaici e i pavimenti in marmo, in precendeza coperti da tappeti.
Dal 2006 sono sempre più numerose le celebrazioni di rito islamico che pare abbiano luogo all'interno della struttura.

G. Garelli, F. Maremonti (alunni del Liceo Monti, Cesena)



Bibliografia e Sitografia:

- Guide del mondo, Turchia, Touring Club Italiano
- I dizionari delle Civiltà, Islam, Luca Mozzati, Mondadori Electa
- Redazione Grandi Opere di Cultura, Enciclopedia 2003
- Maria Luigia Fobelli. Il tempo per Giustiniano, Santa Sofia di Costantinopoli e la Descrizione di Paolo Silenziario, Biella 2005
- Lo Spazio della Sapienza, Santa Sofia di Istanbul, Guida turistica Meeting Rimini
- G. Cricco, F. Di Teodoro, Itinerario nell’arte, vol. 2, Zanichelli Bologna 2006

- www.turchia.cc
- www.wikipedia.com
- www.architetturaeviaggi.it
- www.istanbul.turchia.com

 

Approfondimenti:G. Garelli, F. Maremonti, Artemio di Tralle, Isidoro di Mileto, Costantino, CostanzoII, Teodosio II, Giustiniano I, cupola, pilastro, colonna, architettura, chiesa, moschea, .

Stile:Arte bizantina.

Per saperne di più sulla città di: Istanbul

 

disegni da colorare


Veduta esterna della chiesa di Santa Sofia, Istanbul.


Veduta interna della chiesa di Santa Sofia, Istanbul.


Particolare del mosaico sul timpano della porta centrale: Leone VI il saggio inginocchiato davanti al Cristo benedicente, Santa Sofia, Istanbul.


Veduta interna della cupola di Santa Sofia, Istanbul.